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Rumore, tanto rumore

headphone ma l’udito rimane invariato.
Fattori indipendenti di perdita o riduzione dell’udito sarebbero rappresentati, invece, dagli episodi ricorrenti di otite media acuta e dalla scarso livello d’istruzione della madre.
Sono i risultati di 2 studi indipendenti pubblicati su JAMA Otolaryngology Head Neck Surgery.
Il trauma da rumore è sempre stato ritenuto un fattore di rischio per la riduzione dell’udito ed è riconosciuto come causa di malattia professionale.

Una ricerca che ha preso in considerazione bambini e ragazzi statunitensi dal 1988 al 2010 ha messo in evidenza come, nonostante l’aumento del rumore, compreso quello “musicale” ascoltato attraverso gli auricolari, l’udito non sia peggiorato nel ventennio considerato.
In maniera onesta gli autori hanno inserito tra le fonti di rumore anche il rumore prodotto dalle armi da fuoco.
Nella ricerca è stata evidenziata una correlazione tra la riduzione dell’udito, specialmente per le alte frequenze, ed il basso status socioeconomico caratteristico di alcuni segmenti razziali negli Stati Uniti.

Una seconda ricerca, svolta nei Paesi Bassi, ha evidenziato come la riduzione dell’udito sia da imputare principalmente al ricorrere di episodi di otite media acuta ed al basso grado di educazione (nel senso di scolastica) materna, come fattori indipendenti l’uno dall’altro.

In entrambi gli studi, la riduzione dell’udito sembrerebbe essere legata ad un non elevato status socio-economico della famiglia, segnalati da un basso livello scolastico della madre o dall’appartenenza ad una minoranza etnica svantaggiata (negli Stati Uniti). Questi elementi potrebbero essere la spia di un accesso alle cure più  difficile  sia in termini materiali (costi economici veri e propri), sia in termini più meramente intellettuali (sofferenza del bambino per una patologia la cui reale gravità può essere male interpretata).

Sono necessari ulteriori studi per approfondire questi ultimi elementi epidemiologici ma anche per comprendere meglio il danno da rumore. Le nostre osservazioni sulla riduzione dell’udito per cause professionali sono relative, infatti, a decenni di esposizione, talvolta a rumori scarsamente filtrati da cuffie antirumore di vecchia generazione oppure dall’utilizzo di apparati telefonici di scarsa qualità (nei centralini).
Le attuali tecnologie consentono, da un lato una migliore filtrazione dei rumori ed una migliore qualità del suono emesso, senza scariche elettrostatiche ad esempio, ma anche una maggiore, talvolta elevatissima, pressione acustica (evidente perché si sente anche nell’ambiente) sull’orecchio, con livelli sonori paragonabili al rumore del motore di un aereo, ma anche esposizione a campi magnetici statici altrettanto potenti come quelli emessi dagli auricolari al neodimio.

Una storia, questa della riduzione acquisita dell’udito, probabilmente quasi tutta da riscrivere.

Fonti:
JAMA Otolaryngol Head Neck Surg 2017: doi: 10.1001/jamaoto.2017.0953
JAMA Otolaryngol Head Neck Surg 2017; doi: 10.1001/jamaoto.2017.1068

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