Antibiotici per l’otite media?
Negli Stati Uniti esistono, come in Italia, linee guida ufficiali per la diagnosi e la terapia dell’otite media acuta del bambino. Le linee guida prevedono per la maggior parte dei bambini il comportamento di attesa per 48-72 ore utilizzando il paracetamolo o l’ibuprofene come terapia analgesica e la rivalutazione dopo tale periodo al fine di evitare prescrizioni di antibiotici non necessarie nè utili.
Una recente segnalazione ci informa che, nonostante le linee guida dell’American Academy of Pediatrics risalgano all’ormai lontano 2004, i pediatri statunitensi non hanno ridotto il numero di prescrizioni di antibiotico ai bambini ai quali era stata posta diagnosi di otite media acuta (OMA).
Prima della pubblicazione delle linee guida solo il 13% dei bambini con OMA non ricevevano una prescrizione di antibiotico. Tra il 2004 ed il 2006 i bambini senza antibiotico sono saliti al 16% per poi ridursi al 12% nel 2007 e nel 2008.
Le linee guida americane ed italiane prevedono nella maggior parte dei casi (otite monolaterale lieve nei bambini di meno di 2 anni e monolaterale moderata o lieve e bilaterale lieve nei bambini di più di 2 anni) un periodo di vigile attesa con il solo trattamento analgesico per 48-72 ore e successiva rivalutazione con la prescrizione di amoxicillina a piene dosi qualora persista la febbre (l’otite è una malattia febbrile, non un semplice mal d’orecchio).
Il lavoro segnalato rimarca un’altra informazione importante che riguarda la scelta dell’antibiotico utilizzato: fortunatamente in più della metà dei casi la preferenza è caduta sull’amoxicillina (antibiotico efficace e di costo limitato).
In modo appropriato è stato valutato anche il ricorso ai servizio di pronto soccorso che non ha mostrato nessuna differenza tra i bambini trattati con un comportamento d’attesa e quelli ai quali era stato somministrato l’antibiotico.
Gli autori hanno richiamato l’attenzione sul disagio dei medici nel non prescrivere l’antibiotico e sulla forte pressione dei genitori ottenerlo.
I ricercatori concludono amaramente il lavoro domandandosi se le nuove linee guida prevederanno ancora il comportamento d’attesa perchè i medici sembrano proprio non volere seguire questa raccomandazine.
Che cosa possiamo concludere?
Certamente le linee guida non nascono dal niente: per la stesura delle linee guida italiane – che recano, tra l’altro, la firma del MOIGE in rappresentanza dei genitori – sono state prese in considerazione un numero elevato di fonti bibliografiche (ben 16 pagine di riferimenti bibliografici presenti alla fine del documento) e consultate 19 linee guida nazionali.
Le cose non si inventano ed hanno un unico obiettivo rappresentato dalla ricerca della migliore terapia per il bambino malato (di otite, questa volta).
E’ proprio così difficile mettere in pratica ciò che si è, concordemente, stabilito di fare?
Fonti:
Hitzeman M, Klepser D “Analysis of acute otitis media treatment trends in pediatric patients” American Society Health-System Pharmacists 2011; Abstract 5-142.
American Academy of Pediatrics (2004): diagnosis and management of acute otitis media
Società Italiana di Pediatria (2010): linea guida per l’Otite Media Acuta



La questione dell’uso degli antibiotici in età pediatrica è abbastanza complessa e il caso delle otiti acute rappresenta un aspetto,a mio parere,paradigmatico.Sono uno specialista in otorinolaringoiatria e sono sempre stato contrario al largo utilizzo degli antibiotici in caso di otite prima ancora dei risultati evidenziati dalla recente letteratura.Il problema,inutile nasconderci dietro un dito,riguarda innanzitutto la corretta diagnosi otologica(otite catarrale semplice,miringite bolloso-emorragica,otite purulenta,giusto per fare gli esempi più frequenti)molto spesso inficiata dalla presenza di tappi di cerume che non consentono una corretta visualizzazione della membrana timpanica e che richiederebbero un banale lavaggio auricolare che non tutti praticano,per vari motivi.La febbre non è,a mio parere,un criterio discriminante in quanto spesso le otiti si manifestano quale complicanza di una sindrome influenzale o parainfluenzale con rialzo febbrile pressochè costante.Sono contrario anche all’uso dell’amoxicillina perchè i ceppi produttori di beta-lattamasi sono frequentissimi e quindi preferisco l’associazione con l’acido clavulanico,sempre e soltanto,ribadisco,nei rari casi di effettiva necessità dell’antibioticoterapia.Avrei tantissime altre cose da puntualizzare,ma mi fermo qui per non mettere troppa carne al fuoco.